Leptospirosi nel cane: cosa sapere per prevenire
La leptospirosi è una malattia infettiva causata da batteri del genere Leptospira, che può colpire il cane ma anche l’uomo.
Si tratta di una patologia da non sottovalutare, soprattutto perché può avere un decorso rapido e coinvolgere organi importanti come fegato e reni.
Come avviene il contagio
La trasmissione avviene principalmente attraverso il contatto con:
acqua stagnante
urine di animali infetti (in particolare roditori)
I sintomi
I sintomi della leptospirosi possono essere variabili e, nelle fasi iniziali, anche poco specifici.
Nei casi più gravi, possono comparire segni di insufficienza renale o epatica.
Perché è importante intervenire
Una diagnosi precoce è fondamentale per aumentare le possibilità di trattamento efficace.
Per questo, in presenza di sintomi sospetti, è importante rivolgersi rapidamente al veterinario.
La prevenzione
La vaccinazione rappresenta il principale strumento di prevenzione contro la leptospirosi.
Inoltre, è utile:
evitare il contatto con acqua stagnante
limitare l’esposizione in ambienti potenzialmente contaminati
prestare attenzione alle aree frequentate da roditori
Un’attenzione che protegge anche le persone
La leptospirosi è una zoonosi, cioè una malattia trasmissibile anche all’uomo.
Proteggere il proprio animale significa quindi contribuire anche alla tutela della salute pubblica.

Con l’arrivo della primavera e dell’estate, nei prati e lungo i bordi delle strade iniziano a comparire i forasacchi, piccoli semi di graminacee che possono rappresentare un rischio concreto per i nostri animali. La loro forma a “freccia” li rende particolarmente insidiosi: una volta entrati nel corpo dell’animale, tendono a procedere in una sola direzione, senza possibilità di uscire spontaneamente. Dove possono infilarsi I forasacchi possono infilarsi in diverse parti del corpo del cane, causando fastidi anche seri se non individuati in tempo. Le zone più a rischio sono le orecchie, dove possono entrare facilmente durante una passeggiata, e le narici, da cui possono essere inalati. Anche gli occhi sono particolarmente delicati e vulnerabili, così come gli spazi tra le dita delle zampe, dove spesso si incastrano senza essere subito visibili. In alcuni casi possono arrivare a penetrare sotto la pelle oppure entrare nell’apparato respiratorio, rendendo la situazione più complessa. Proprio per questo è importante sapere dove possono annidarsi, così da intervenire rapidamente in caso di necessità. In alcuni casi possono arrivare anche in profondità, causando infezioni e complicazioni importanti. I segnali da non sottovalutare I sintomi variano in base alla zona interessata, ma è importante prestare attenzione a: starnuti improvvisi e ripetuti scuotimento della testa fastidio o dolore alle orecchie zoppia o leccamento insistente delle zampe gonfiore localizzato secrezioni anomale Anche segnali apparentemente lievi possono indicare la presenza di un forasacco. Cosa fare Se sospetti la presenza di un forasacco, è importante non intervenire autonomamente, soprattutto se non visibile. Un tentativo di rimozione non corretto può peggiorare la situazione. È sempre consigliabile rivolgersi tempestivamente al veterinario, che potrà individuare e rimuovere il corpo estraneo in sicurezza. Prevenzione La prevenzione resta senza dubbio lo strumento più efficace per proteggere il cane, soprattutto nei periodi in cui il rischio è maggiore. In queste fasi è consigliabile adottare alcune semplici abitudini quotidiane: è meglio evitare le zone con erba alta e secca, dove è più facile che si nascondano parassiti, e controllare attentamente il cane dopo ogni passeggiata, così da individuare subito eventuali problemi. Può essere utile anche mantenere il pelo corto nelle aree più esposte, perché questo rende più semplice accorgersi della presenza di corpi estranei o insetti. Bisogna inoltre prestare particolare attenzione agli animali a pelo lungo, che sono più soggetti a trattenere ciò che incontrano nell’ambiente. In fondo, piccoli controlli quotidiani possono fare davvero la differenza e aiutare a prevenire situazioni più complesse.

Mi chiamo Gina. Non sono sempre vissuta qui, anche se ormai questa clinica è casa mia . All’inizio ero solo una gattina giovane, un po’ spericolata. Poi è successo qualcosa di brutto: un’auto, un colpo improvviso, e il mio corpo non rispondeva più come prima. Il dolore era forte, soprattutto dietro, vicino alla coda. Non riuscivo neanche a fare pipì, e questo mi faceva molta paura. Mi hanno trovata dei volontari e mi hanno portata al gattile di Reggio Emilia. Lì hanno capito che avevo bisogno di cure più complesse, così mi hanno portata in clinica. Non sapevo cosa mi aspettasse, ma ricordo bene le mani gentili che mi hanno presa in braccio. I medici hanno fatto tutto quello che potevano per aiutarmi. Terapie, controlli, pazienza. Il problema era che avevo bisogno di tempo, di attenzioni continue, di qualcuno che non si stancasse di aspettare con me. Così sono rimasta qui. Non per pochi giorni, ma per mesi. All’inizio ero una paziente. Poi, piano piano, sono diventata parte del posto. La notte facevo compagnia all’infermiere di turno e al medico che vegliava sugli animali ricoverati. Di giorno salutavo chi arrivava, chi aspettava in sala, chi aveva bisogno di un po’ di conforto. Io ascoltavo tutti. In silenzio, come sanno fare i gatti. Dopo tre mesi è successo qualcosa di bellissimo: ho ricominciato a urinare da sola. Il mio corpo aveva deciso di farcela. Ero guarita. Avrei potuto tornare al gattile, ma ormai qui avevo una cuccia, delle abitudini, delle persone che mi chiamavano per nome. Questa era diventata casa mia. Ora mi muovo libera tra i reparti. Entro, esco, aspetto che qualcuno apra la porta (sono molto educata). Vado vicino agli animali ricoverati, anche se qualcuno non mi convince… scappo, perché sono pur sempre una gatta un po’ timida. Sono coccolona, sì. Cerco le persone, mi avvicino quando sento che serve. So riconoscere i momenti difficili: li ho vissuti anch’io. Mangio il mio cibo speciale, ho la mia cuccia e so che qui c’è sempre qualcuno. Perché questa clinica è sempre aperta, sempre viva. E io con lei. Mi chiamo Gina. E questa è la mia storia. Ma forse è anche un po’ la storia di questo posto .






