La storia di Gina
Mi chiamo Gina.
Non sono sempre vissuta qui, anche se ormai questa clinica è
casa mia.
All’inizio ero solo una gattina giovane, un po’ spericolata. Poi è successo qualcosa di brutto: un’auto, un colpo improvviso, e il mio corpo non rispondeva più come prima. Il dolore era forte, soprattutto dietro, vicino alla coda. Non riuscivo neanche a fare pipì, e questo mi faceva molta paura.
Mi hanno trovata dei volontari e mi hanno portata al gattile di Reggio Emilia. Lì hanno capito che avevo bisogno di cure più complesse, così mi hanno portata in clinica. Non sapevo cosa mi aspettasse, ma ricordo bene le mani gentili che mi hanno presa in braccio.
I medici hanno fatto tutto quello che potevano per aiutarmi. Terapie, controlli, pazienza. Il problema era che avevo bisogno di tempo, di attenzioni continue, di qualcuno che non si stancasse di aspettare con me. Così sono rimasta qui. Non per pochi giorni, ma per mesi.
All’inizio ero una paziente. Poi, piano piano, sono diventata parte del posto.
La notte facevo compagnia all’infermiere di turno e al medico che vegliava sugli animali ricoverati. Di giorno salutavo chi arrivava, chi aspettava in sala, chi aveva bisogno di un po’ di conforto. Io ascoltavo tutti. In silenzio, come sanno fare i gatti.
Dopo tre mesi è successo qualcosa di bellissimo: ho ricominciato a urinare da sola. Il mio corpo aveva deciso di farcela. Ero guarita.
Avrei potuto tornare al gattile, ma ormai qui avevo una cuccia, delle abitudini, delle persone che mi chiamavano per nome. Questa era diventata casa mia.
Ora mi muovo libera tra i reparti. Entro, esco, aspetto che qualcuno apra la porta (sono molto educata). Vado vicino agli animali ricoverati, anche se qualcuno non mi convince… scappo, perché sono pur sempre una gatta un po’ timida.
Sono coccolona, sì. Cerco le persone, mi avvicino quando sento che serve. So riconoscere i momenti difficili: li ho vissuti anch’io.
Mangio il mio cibo speciale, ho la mia cuccia e so che qui c’è sempre qualcuno. Perché questa clinica è sempre aperta, sempre viva. E io con lei.
Mi chiamo Gina.
E questa è la mia storia.
Ma forse è anche un po’ la storia diquesto posto.






