Cosa succede durante una visita oculistica veterinaria?

Quando pensiamo a una visita oculistica veterinaria, immaginiamo spesso un semplice controllo degli occhi. In realtà, durante una visita specialistica possono essere eseguiti diversi test che aiutano a valutare non solo la superficie oculare, ma anche strutture interne dell’occhio e alterazioni che nelle fasi iniziali potrebbero non dare sintomi evidenti.

Alcuni problemi oculari, infatti, possono evolvere lentamente e diventare evidenti soltanto quando la vista è già compromessa o il fastidio per l’animale è importante.

La visita oculistica , permette anche di evidenziare e gestire  problematiche che coinvolgono tutto l’organismo come ad esempio malattie infettive, segni di ipertensione sistemica.


Misurazione della pressione oculare

Uno dei test che può essere eseguito durante la visita è la misurazione della pressione intraoculare.

Questo esame permette di valutare la pressione all’interno dell’occhio ed è particolarmente importante nella diagnosi di patologie come il glaucoma, una condizione che può compromettere rapidamente la vista e provocare dolore importante.

L’esame è rapido, non invasivo e generalmente ben tollerato dal paziente.


Test di Schirmer: valutare la produzione lacrimale

Gli occhi hanno bisogno di una corretta produzione di lacrime per mantenere la superficie oculare protetta e sana.

Attraverso il test di Schirmer è possibile misurare la quantità di lacrime prodotte dall’occhio. Questo aiuta a diagnosticare condizioni come la cheratocongiuntivite secca, una patologia che può provocare infiammazione, fastidio, secrezioni e danni alla cornea se non trattata adeguatamente.

Anche in questo caso si tratta di un test semplice e poco invasivo.


La visita del fondo oculare

La valutazione del fondo dell’occhio permette invece di osservare strutture interne molto importanti, come retina e nervo ottico.

Questo esame può aiutare a identificare patologie oculari ereditarie, alterazioni della retina, problemi neurologici o cambiamenti legati anche ad altre malattie sistemiche.

In molti casi il fondo dell’occhio permette di raccogliere informazioni preziose non soltanto sulla salute visiva, ma sullo stato generale del paziente.


La visita oculistica veterinaria non si limita quindi a controllare se un occhio sia “rosso” o infiammato. Attraverso test specifici e valutazioni approfondite è possibile diagnosticare precocemente patologie oculari, monitorare nel tempo pazienti predisposti e proteggere una funzione fondamentale per la qualità di vita dell’animale: la vista.


3 giugno 2026
Molti proprietari associano i problemi comportamentali del cane o del gatto esclusivamente all’educazione, al carattere o alla gestione quotidiana. In realtà, comportamento e salute sono strettamente collegati e alcuni segnali non dovrebbero essere sottovalutati. Da diversi anni si utilizza l'approccio PNEI (psiconeuroendocrinoimmonologia) ed è la scienza che studio le interazioni bidirezionali tra la psiche e i sistemi biologici nei nostri animali. Aggressività improvvisa, paure intense, difficoltà a restare soli, vocalizzazioni continue, eliminazioni inappropriate o comportamenti compulsivi non sono semplicemente “capricci” o “dispetti”. In molti casi rappresentano manifestazioni di disagio, stress o problematiche che richiedono una valutazione più approfondita, per escludere eventuali patologie cliniche o neuroendocrine sottostanti. La medicina comportamentale veterinaria si occupa anche di questo: comprendere il comportamento dell’animale all’interno del suo stato emotivo, relazionale e clinico. Il veterinario comportamentalista non si occupa soltanto di correggere comportamenti indesiderati. Il suo ruolo è valutare il paziente nel suo insieme , considerando ambiente, contesto famigliare, sintomi clinici, gestione quotidiana e possibili condizioni mediche che possono influenzare il comportamento. Esistono infatti molte situazioni in cui un problema comportamentale può avere anche una componente clinica. Dolore cronico, alterazioni neurologiche ,leccamenti eccessivi, disturbi ormonali o condizioni internistiche possono modificare il comportamento di un animale e manifestarsi inizialmente attraverso segnali che vengono interpretati dai proprietari come semplici problemi comportamentali da correggere. Anche stress e ansia possono avere un impatto importante sul benessere generale del paziente. Alcuni animali sviluppano difficoltà nella gestione della solitudine, paura di persone o rumori, reazioni aggressive o comportamenti ripetitivi che influenzano profondamente la qualità della vita, sia dell’animale sia della famiglia. Per questo motivo il percorso comportamentale richiede spesso un approccio multidisciplinare. In alcuni casi può essere necessario integrare gestione ambientale, modifiche della routine quotidiana, supporto educativo, nutrizione e, quando indicato, terapia farmacologica o approfondimenti clinici. Un aspetto molto importante è che molte problematiche comportamentali tendono a peggiorare nel tempo se non affrontate precocemente, in quanto possono e evolvere in comportamenti stereotipati o diventare semplicemente comportamenti appresi. Intervenire nelle prime fasi permette spesso di gestire meglio il problema e migliorare il benessere del paziente in modo più efficace e duraturo. Il contesto familiare ha un ruolo centrale. Ogni animale vive all’interno di relazioni, abitudini e ambienti specifici che influenzano il suo equilibrio emotivo e comportamentale. Per questo motivo la medicina comportamentale non si concentra soltanto sul sintomo, ma cerca di comprendere il paziente nella sua globalità. Oggi la medicina veterinaria considera sempre di più il comportamento come parte integrante della salute animale. Comprendere alcuni segnali precocemente può aiutare non solo a migliorare la convivenza quotidiana, ma anche a individuare situazioni di disagio o patologie che meritano attenzione clinica. Chiedere una consulenza comportamentale non significa solo avere un animale “difficile”, ma scegliere di approfondire un aspetto importante del suo benessere e cercare di migliorare la sua qualità di vita. In certi casi anche una consulenza comportamentale preventiva può essere determinante per migliorare la qualità di vita del tuo pet.
3 giugno 2026
Quando un animale deve affrontare un intervento chirurgico, una delle preoccupazioni più frequenti dei proprietari riguarda l’anestesia. È una reazione del tutto comprensibile: l’idea che il proprio cane o gatto venga sottoposto a una procedura anestesiologica genera spesso ansia, dubbi e timori. In realtà, oggi l’anestesia veterinaria è una disciplina molto più complessa e avanzata di quanto si immagini. Dietro ogni intervento chirurgico esiste un lavoro continuo fatto di valutazione del paziente, monitoraggio costante e controllo del dolore, prima, durante e dopo la chirurgia. Ogni anestesia viene costruita in base al singolo paziente. Età, condizioni cliniche, eventuali patologie cardiache o respiratorie, tipo di intervento e stato generale dell’animale influenzano la scelta del protocollo anestesiologico. Per questo motivo, prima della chirurgia, vengono spesso eseguiti esami e valutazioni che aiutano a definire il percorso più sicuro per quel paziente specifico. Durante l’intervento il lavoro non riguarda soltanto il chirurgo. Accanto alla procedura chirurgica esiste infatti una parte meno visibile ma fondamentale: il monitoraggio anestesiologico. Per tutta la durata dell’anestesia il paziente viene controllato continuamente attraverso monitor multiparametrici e osservazione clinica costante. Frequenza cardiaca, respirazione, pressione sanguigna, ossigenazione, temperatura corporea e profondità anestesiologica vengono monitorate in tempo reale, permettendo di intervenire rapidamente in caso di variazioni. L’anestesia, infatti, non significa semplicemente “addormentare” il paziente. Significa accompagnarlo e monitorarlo in ogni fase della procedura, adattando continuamente farmaci, supporto e gestione in base alle sue necessità. Anche il controllo del dolore ha oggi un ruolo centrale nella medicina veterinaria moderna. La terapia del dolore non riguarda soltanto il periodo successivo all’intervento, ma inizia già durante la chirurgia. Ridurre il dolore significa migliorare il comfort del paziente, favorire un recupero più rapido e ridurre stress e complicazioni post-operatorie. Una fase particolarmente delicata è poi il risveglio del paziente. Anche dopo la fine della chirurgia il monitoraggio continua. Il personale controlla respirazione, temperatura, parametri vitali e gestione del dolore, accompagnando il paziente nelle ore immediatamente successive all’intervento. Molti proprietari immaginano la chirurgia come il momento centrale della procedura, ma in realtà sicurezza anestesiologica, monitoraggio e terapia del dolore rappresentano una parte fondamentale della qualità delle cure.  Oggi l’anestesia veterinaria non è soltanto di supporto alla chirurgia, è una disciplina che contribuisce in modo concreto alla sicurezza del paziente, al controllo del dolore e al benessere durante tutto il percorso operatorio.
3 giugno 2026
Oggi i nostri cani e gatti sono membri effettivi della famiglia e, come per noi, il loro benessere parte da una corretta alimentazione. Alla Clinica Veterinaria Castellarano, crediamo che l'alimentazione non sia un semplice "carburante", ma lo strumento più potente per creare salute e garantire una qualità della vita superiore. L'importanza vitale nella crescita: Cuccioli e Gattini La nutrizione gioca un ruolo cruciale sin dai primi passi. Durante la crescita di cuccioli e gattini, non stiamo solo fornendo calorie, ma stiamo gettando le basi biologiche per il resto della loro vita. In questa fase, la nutrizione funzionale fa davvero la differenza: ad esempio, è ormai scientificamente raccomandato integrare nutrienti come gli Omega-3 (EPA e DHA) per favorire un corretto sviluppo neurologico e cerebrale durante l'accrescimento. Un errore nutrizionale oggi potrebbe tradursi in una patologia cronica domani; per questo la consulenza di un esperto è fondamentale per evitare il "fai da te". Il Microbiota: il cuore della salute generale Uno dei pilastri del nostro approccio è la cura del microbiota. L'intestino non serve solo a digerire: è un organo complesso che comunica con tutto il corpo ed è in grado di influenzare molti organi e apparati. Proprio come dimostrato da moltissimi studi in medicina umana, un microbiota sano ed equilibrato è la chiave per un sistema immunitario forte e per la prevenzione di moltissime malattie infiammatorie, metaboliche, neurologiche, addirittura comportamentali. Variare l'alimentazione e fornire una dieta adeguata non ha solo lo scopo di soddisfare il palato del tuo pet, ma serve a nutrire correttamente questa popolazione batterica benefica, garantendo una visione sistemica del benessere animale. La Nutrizione come Prevenzione Primaria Attraverso la nutrigenomica, il cibo di qualità invia segnali "positivi" all'organismo, attivando i geni che proteggono dalle malattie e spegnendo quelli che ne promuovono l'insorgenza. Questo approccio, ampiamente validato per l'uomo, è oggi realtà anche in veterinaria. Che si tratti di una dieta casalinga bilanciata o di un alimento commerciale di alta qualità, ogni scelta deve essere studiata a misura del paziente perchè ogni animale è un individuo unico, con caratteristiche specifiche. E' fondamentale quindi affidarsi a un Medico Veterinario esperto in Nutrizione che garantirà la scelta migliore per il proprio compagno di vita. Il nostro obiettivo è rendervi consapevoli e orgogliosi delle scelte alimentari che fate, trasformando ogni pasto in un atto d'amore e di medicina preventiva per la longevità dei vostri amici a quattro zampe.
26 maggio 2026
Nella pratica clinica capita frequentemente di visitare cani giovani con segni gastroenterici cronici presenti “da sempre”. Spesso i proprietari riferiscono episodi di diarrea intermittente, difficoltà nella crescita o una condizione corporea mai realmente soddisfacente, situazioni che con il tempo rischiano quasi di essere considerate “normali” per quel paziente. Recentemente abbiamo seguito il caso di un cane di 11 mesi che presentava diarrea cronica fin dal momento dell’adozione, associata a mancata crescita e segni clinici e laboratoristici compatibili con un malassorbimento intestinale . Le enteropatie croniche del cane rappresentano un gruppo eterogeneo di patologie e la loro classificazione si basa, nella maggior parte dei casi, proprio sulla risposta ai differenti approcci terapeutici intrapresi nel corso dell’iter diagnostico. Per questo motivo, il percorso terapeutico stesso rappresenta parte integrante del processo diagnostico. In questi pazienti, il primo approccio è spesso rappresentato da un trial dietetico adeguatamente impostato e rigorosamente controllato. La risposta clinica alla dieta permette infatti di identificare le forme dietoresponsive , che rappresentano una quota importante delle enteropatie croniche canine, soprattutto nei soggetti giovani. Nel caso descritto, nonostante la presenza di manifestazioni cliniche rilevanti — diarrea persistente e mancato accrescimento — la giovane età del paziente e il quadro clinico complessivo ci hanno portati a intraprendere inizialmente un trial alimentare mediante dieta idrolizzata . In medicina interna è infatti fondamentale evitare l’introduzione precoce di antibiotici o farmaci immunosoppressori senza prima aver escluso in maniera rigorosa una possibile componente dietoresponsiva. Nelle enteropatie croniche, la dieta rappresenta quindi non soltanto uno strumento terapeutico, ma uno dei cardini dell’intero iter diagnostico. Come spesso accade, la parte più complessa del percorso non è tanto la prescrizione nutrizionale quanto l’ottenimento di una compliance alimentare rigorosa da parte del proprietario: anche minime deviazioni dietetiche possono compromettere la corretta valutazione della risposta clinica. L’approccio nutrizionale mediante dieta idrolizzata o dieta a proteina novel rappresenta oggi uno dei principali strumenti terapeutici nella gestione delle enteropatie croniche del cane. Nei pazienti che non mostrano risposta adeguata, il percorso diagnostico prosegue successivamente attraverso ulteriori approfondimenti, come la valutazione della disbiosi intestinale, eventuali trattamenti mirati sul microbiota e, nei casi refrattari, indagini endoscopiche con biopsie intestinali per caratterizzare il tipo di infiammazione presente ed escludere patologie infiltrative o neoplastiche. Nel giro di poche settimane il paziente ha mostrato un miglioramento clinico evidente. La qualità fecale è progressivamente migliorata, gli episodi diarroici si sono ridotti e anche i parametri clinici generali hanno iniziato a stabilizzarsi in maniera significativa. La risposta ottenuta ha confermato il sospetto clinico di enteropatia cronica dietoresponsiva . Negli ultimi anni è emerso inoltre come alcune forme considerate in passato “non responsive” possano in realtà derivare da trial dietetici non adeguatamente eseguiti o insufficientemente prolungati. Questo sottolinea ancora una volta quanto la nutrizione clinica debba essere considerata una vera terapia e non semplicemente un supporto alla gestione medica. Nella pratica quotidiana, soprattutto nei pazienti giovani, un corretto approccio nutrizionale può modificare radicalmente prognosi, qualità di vita e necessità terapeutiche future.
20 aprile 2026
La leptospirosi è una malattia infettiva causata da batteri del genere Leptospira, che può colpire il cane ma anche l’uomo. Si tratta di una patologia da non sottovalutare, soprattutto perché può avere un decorso rapido e coinvolgere organi importanti come fegato e reni. Come avviene il contagio La trasmissione avviene principalmente attraverso il contatto con: acqua stagnante urine di animali infetti (in particolare roditori) I sintomi I sintomi della leptospirosi possono essere variabili e, nelle fasi iniziali, anche poco specifici. Nei casi più gravi, possono comparire segni di insufficienza renale o epatica. Perché è importante intervenire Una diagnosi precoce è fondamentale per aumentare le possibilità di trattamento efficace. Per questo, in presenza di sintomi sospetti, è importante rivolgersi rapidamente al veterinario. La prevenzione La vaccinazione rappresenta il principale strumento di prevenzione contro la leptospirosi. Inoltre, è utile: evitare il contatto con acqua stagnante limitare l’esposizione in ambienti potenzialmente contaminati prestare attenzione alle aree frequentate da roditori Un’attenzione che protegge anche le persone La leptospirosi è una zoonosi, cioè una malattia trasmissibile anche all’uomo. Proteggere il proprio animale significa quindi contribuire anche alla tutela della salute pubblica.
16 aprile 2026
Con l’arrivo della primavera e dell’estate, nei prati e lungo i bordi delle strade iniziano a comparire i forasacchi, piccoli semi di graminacee che possono rappresentare un rischio concreto per i nostri animali. La loro forma a “freccia” li rende particolarmente insidiosi: una volta entrati nel corpo dell’animale, tendono a procedere in una sola direzione, senza possibilità di uscire spontaneamente. Dove possono infilarsi I forasacchi possono infilarsi in diverse parti del corpo del cane, causando fastidi anche seri se non individuati in tempo. Le zone più a rischio sono le orecchie, dove possono entrare facilmente durante una passeggiata, e le narici, da cui possono essere inalati. Anche gli occhi sono particolarmente delicati e vulnerabili, così come gli spazi tra le dita delle zampe, dove spesso si incastrano senza essere subito visibili. In alcuni casi possono arrivare a penetrare sotto la pelle oppure entrare nell’apparato respiratorio, rendendo la situazione più complessa. Proprio per questo è importante sapere dove possono annidarsi, così da intervenire rapidamente in caso di necessità. In alcuni casi possono arrivare anche in profondità, causando infezioni e complicazioni importanti. I segnali da non sottovalutare I sintomi variano in base alla zona interessata, ma è importante prestare attenzione a: starnuti improvvisi e ripetuti scuotimento della testa fastidio o dolore alle orecchie zoppia o leccamento insistente delle zampe gonfiore localizzato secrezioni anomale Anche segnali apparentemente lievi possono indicare la presenza di un forasacco. Cosa fare Se sospetti la presenza di un forasacco, è importante non intervenire autonomamente, soprattutto se non visibile. Un tentativo di rimozione non corretto può peggiorare la situazione. È sempre consigliabile rivolgersi tempestivamente al veterinario, che potrà individuare e rimuovere il corpo estraneo in sicurezza. Prevenzione La prevenzione resta senza dubbio lo strumento più efficace per proteggere il cane, soprattutto nei periodi in cui il rischio è maggiore. In queste fasi è consigliabile adottare alcune semplici abitudini quotidiane: è meglio evitare le zone con erba alta e secca, dove è più facile che si nascondano parassiti, e controllare attentamente il cane dopo ogni passeggiata, così da individuare subito eventuali problemi. Può essere utile anche mantenere il pelo corto nelle aree più esposte, perché questo rende più semplice accorgersi della presenza di corpi estranei o insetti. Bisogna inoltre prestare particolare attenzione agli animali a pelo lungo, che sono più soggetti a trattenere ciò che incontrano nell’ambiente. In fondo, piccoli controlli quotidiani possono fare davvero la differenza e aiutare a prevenire situazioni più complesse.
Autore: Alessandra Luppi 29 gennaio 2026
Mi chiamo Gina. Non sono sempre vissuta qui, anche se ormai questa clinica è casa mia . All’inizio ero solo una gattina giovane, un po’ spericolata. Poi è successo qualcosa di brutto: un’auto, un colpo improvviso, e il mio corpo non rispondeva più come prima. Il dolore era forte, soprattutto dietro, vicino alla coda. Non riuscivo neanche a fare pipì, e questo mi faceva molta paura. Mi hanno trovata dei volontari e mi hanno portata al gattile di Reggio Emilia. Lì hanno capito che avevo bisogno di cure più complesse, così mi hanno portata in clinica. Non sapevo cosa mi aspettasse, ma ricordo bene le mani gentili che mi hanno presa in braccio. I medici hanno fatto tutto quello che potevano per aiutarmi. Terapie, controlli, pazienza. Il problema era che avevo bisogno di tempo, di attenzioni continue, di qualcuno che non si stancasse di aspettare con me. Così sono rimasta qui. Non per pochi giorni, ma per mesi. All’inizio ero una paziente. Poi, piano piano, sono diventata parte del posto. La notte facevo compagnia all’infermiere di turno e al medico che vegliava sugli animali ricoverati. Di giorno salutavo chi arrivava, chi aspettava in sala, chi aveva bisogno di un po’ di conforto. Io ascoltavo tutti. In silenzio, come sanno fare i gatti. Dopo tre mesi è successo qualcosa di bellissimo: ho ricominciato a urinare da sola. Il mio corpo aveva deciso di farcela. Ero guarita. Avrei potuto tornare al gattile, ma ormai qui avevo una cuccia, delle abitudini, delle persone che mi chiamavano per nome. Questa era diventata casa mia. Ora mi muovo libera tra i reparti. Entro, esco, aspetto che qualcuno apra la porta (sono molto educata). Vado vicino agli animali ricoverati, anche se qualcuno non mi convince… scappo, perché sono pur sempre una gatta un po’ timida. Sono coccolona, sì. Cerco le persone, mi avvicino quando sento che serve. So riconoscere i momenti difficili: li ho vissuti anch’io. Mangio il mio cibo speciale, ho la mia cuccia e so che qui c’è sempre qualcuno. Perché questa clinica è sempre aperta, sempre viva. E io con lei. Mi chiamo Gina. E questa è la mia storia. Ma forse è anche un po’ la storia di questo posto .
Brown Dogue de Bordeaux dog, side profile, wrinkled face, attentive expression.
Autore: vetcastellaranosocial 29 gennaio 2026
La Protezione Civile ha pubblicato nuove linee guida per il soccorso e l’assistenza agli animali durante calamità naturali o emergenze. Ecco cosa prevedono.
Autore: vetcastellaranosocial 29 gennaio 2026
I parassiti intestinali di cani e gatti sono più comuni di quanto si pensi. Scopri come prevenirli e proteggere la salute del tuo animale e della tua famiglia.